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venerdì 29 settembre 2017

VdL - Harry Potter e la maledizione dell'erede, J.K. Rowling

Complice il fatto che, durante i caldissimi pomeriggi di quest'estate rovente, la mie figlie si sono fatte una ri-visione totale della saga cinematografica di Harry Potter, ad un certo punto mi è venuta voglia di leggere questo famigerato 8° libro della saga. Di fatto la storia riprende le fila da dove l'avevamo lasciata ma fisicamente si propone in modo completamente diverso: è uno spettacolo teatrale e come un copione teatrale è stato scritto.
Sono passati un po' di anni da quando avevamo lasciato i nostri eroi al binario 9 e 3/4, adulti, sposati e genitori; ora tocca ai figli frequentare Hogswarts e, nella fattispecie, questo è il primo anno per Albus Severus che, poverino, già nei nomi si trova gravato da un'eredità micca da ridere! Anche lui, come il padre a suo tempo, teme di finire in Serpeverde, il saggio papà gli dice di non temere, che il Cappello Parlante tiene conto del desiderio dello studente, questo era nell'ultimo film e l'abbiamo visto tutti. La novità è che stavolta il Cappello Parlante fa di testa sua ed Albus Severus finisce proprio a Serpeverde ... santi numi! Un Potter a Serpeverde!! Il buon Harry rischia l'infarto quando viene a saperlo! Ginny, da brava mamma, calma le acque, ma il fatto influisce sul legame fra Harry ed il figlio ed il loro rapporto diventa sempre più teso, anno dopo anno. Inoltre Albus Severus è una schiappa di mago e fa pure comunella col figlio di Draco Malfoy, Scorpius, ovviamente anche lui a Serpeverde. Nel mezzo di una furibonda lite famigliare adulti e ragazzi dovranno di nuovo affrontare le forze del male che vogliono pasticciare col tempo per rimettere Voldemort sul trono del mondo magico e non.
Il libro, appunto scritto in forma teatrale, si legge tutto sommato velocemente anche se non in modo agevole perché bisogna sempre concentrarsi su chi sta parlando in quel momento. Ci sono anche alcune descrizioni, succinte, finalizzate alla messa in scena, ma mancano, assolutamente mancano, le splendide descrizioni  dei libri precedenti che tanto contribuivano a creare l'atmosfera magica a cui eravamo abituati. In realtà c'è almeno un precedente di romanzo scritto in forma di screenplay, parlo, ma che ve lo dico a fare, di La tempesta del secolo di Stephen King (di nuovo lui). In my opinion in quel caso il ritmo narrativo non ha sofferto del tipo di narrazione, mentre in quest'ultimo libro della Rowling c'è un senso di riuscito a metà. Nel complesso la trama è un po' banale, ma, bisogna anche dire che era difficilissimo eguagliare la monumentalità dalla saga. Certo i nuovi protagonisti finiscono per ricalcare le orme dei genitori, ficcanasando dove non devono e combinando pasticci con gli eventi passati e futuri che sarà poi però fin troppo facile rimettere a posto (delusione su questo punto). Ad un certo punto vengono messi in scena tanti passati e presenti alternativi che si fa un po' fatica a mantenere il filo.
Punto di forza sono, come sempre, i personaggi, diversi ma uguali, maturi ma incasinati come da ragazzi; l'impressione generale è di ritrovarsi in mezzo a vecchi amici che non si vedono da un po': chi si è sposato, chi ha fatto carriera, chi ha subito dolorose perdite, chi ha la pancetta e chi ha perso i capelli. Sì, i personaggi di Harry Potter sono come gli ex compagni di scuola che si rivedono dopo 20 anni: riaffiorano antichi conflitti oppure vecchi rancori possono essere superati ed anche i nemici di un tempo divengono alleati per un bene comune. Con questo voglio dire che è stato un piacere leggere questo libro, sapere la fine della storia, perché Harry Potter & Co. sono stati una compagnia fissa per un lungo periodo della mia vita; nonostante all'epoca fossi già adulta non ho potuto fare a meno d'innamorarmi del mondo magico e delle vicende del piccolo mago orfano. Il punto vincente della saga è proprio il fatto di saper abbracciare e affascinare lettori di tutte le età. Con quest'ultimo libro tutto questo un po' viene perso, della vicenda ti rimane abbastanza poco se non, appunto, il piacere di aver avuto notizie dei personaggi. Nonostante ciò spero di aver ancora il piacere di leggere altre storie con Harry, Ron e Hermione!



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2 commenti:

  1. Ma che bello, qui gioco in casa! Letto in lingua originale perché in italiano non era ancora uscito. Concordo con te sul fatto del "sentirsi tra amici", quella bella sensazione di festa di classe che si viene a creare.
    Sicuramente la forma teatrale influisce sul risultato complessivo: più che altro sembra una bozza dove il racconto nel suo complesso c'è ma manca tutto il resto. L'avesse scritto come un romanzo....

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    1. ... molte vicende sarebbero state adeguatamente approfondite e ne sarebbe uscito un altro gran libro!

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