venerdì 22 dicembre 2017

VdL - Gatti, merletti e chicchi di caffè, Anjali Banerjee

Anjali Banerjee è una scrittrice che avevo già incontrato col romanzo La libreria dei nuovi inizi. Anche col libro di oggi conferma la prima impressione: una scrittura piacevole, non particolarmente impegnata, impregnata di spiritualità e scaramanzia. Non troppo male per le vacanze natalizie dai!
Lily è rimasta vedova da poco e non riesce più a vivere a Sheattle, così carica armi, bagagli e vestiti preziosi e originali disegnati dal suo amato marito e si trasferisce a Shelter Island. Qui Lily vorrebbe semplicemente aprire un negozietto di abiti vintage e eclissarsi fra pizzi e merletti. Ma, al suo arrivo, un bel micione bianco s'introduce nella sua casa e nella sua vita e, oltre a rovinarle un abito da sposa di Versace, la costringe a mettere il naso fuori di casa (per trovare il proprietario del gatto) e ad incontrare così gli altri abitanti dell'isola. Un maturo e maldestro veterinario e la sua giovane figlia riusciranno a fare breccia nel suo cuore ferito.
Insomma, niente di indimenticabile no? Già visto, già letto.
Nonostante ciò la lettura scorre via leggera, la storia è quella di una classica commedia romantica che fa sempre bene al cuore e, in un trionfo di gaffe e buoni sentimenti si chiude il libro, alla pagina finale, senza colpo ferire.
C'è di meglio ragazze, c'è di meglio, ma se il genere piace (e a volte si ha voglia proprio di quel genere) non si rimane troppo delusi.
Per romanticoni inguaribili che vedono nella vita un pizzico di magia.



le letture di oggi sono QUI
I

venerdì 15 dicembre 2017

VdL - Tempo da elfi, Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Sono stata un pochino assente ultimamente, ma ecco qui per presentarvi l'ultima fatica dell'ormai collaudata coppia Guccini-Macchiavelli "Tempo da elfi". Il libro è già stato recensito, un paio di mesi fa, da Denny sempre nel Venerdì del libro; per leggere la sua opinione potete cliccare qui.
Io stessa ho recensito i due libri precedenti del ciclo di Poiana, Malastagione e La pioggia fa sul serio.
Riassumendo, per chi non ha seguito le trame precedenti, i romanzi hanno come protagonista Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore della Forestale di stanza nel suo paese natale, Casedisopra, un paesino dell'appennino tosco-emiliano. Come ho già ampiamente detto nei post precedenti amo molto questi romanzi anche perchè io vivo a Casedisopra, un luogo che ovviamente è di fantasia ma che è comunque ispirato ai paesi qui dei dintorni dove anche il nostro buon Guccini ha scelto di trascorrere la vecchiaia.
Dunque questa è la terza avventura del giovane Poiana. Stavolta Guccini e Macchiavelli puntano l'obiettivo su una realtà molto particolare della nostra zona, la comunità degli Elfi. Questa singolare comunità è presente da alcuni decenni; si tratta di persone, provenienti da ogni dove, che hanno scelto di abbandonare la società moderna con la sue comodità ma anche con i suoi obblighi, per vivere una vita semplice e più vicina alla natura. In queste zone hanno trovato piccolissimi borghi o isolati seccatoi abbandonati per lo più nella prima metà del secolo scorso e di cui ormai si sono perse le tracce dei proprietari; qui si sono stabiliti, ristrutturandoli in maniera spartana, senza luce e acqua corrente, vivendo di quello che il bosco ed i piccoli orti da loro coltivati donano. Inizialmente i nomi dei luoghi ed anche delle persone erano ispirati agli elfi del Signore degli Anelli. Scendono a valle per vendere i loro prodotti di artigianati alle fiere locali, per suonare chiedendo qualche monetina ed ovviamente per fare la spesa e comprare materiale edile: se possono utilizzano il baratto. I loro figli vengono educati a casa fino ad un certo punto, poi vengono mandati alla scuola statale. Gli Elfi vivono la loro vita in assoluta pacifica convivenza con gli abitanti diciamo normali; ogni tanto giunge voce di una qualche sequestro di piccole coltivazioni di marijuana, ma se tutto ciò sia vero o leggenda metropolitana non mi è dato saperlo! Personalmente quello che so degli elfi deriva dal fatto che  mio marito lavorava per un magazzino edile ed è andato moltissime volte a consegnare loro del materiale; per questo motivo so anche che alcuni personaggi del libro sono personaggi veri, come Giacomo, Pietra e la sua famiglia. Mio marito è un grande chiacchierone!
Come viene detto nel libro è però vero che anche questa comunità sta cambiando, ormai siano alla seconda generazione, ragazzi nati e cresciuti qui che però non sono refrattari a qualche comodità, hanno il cellulare, la connessione internet e non disdegnano lo scambio in denaro. Le cose cambiano come in ogni comunità grande o piccola che sia.
Perciò gli Elfi sono protagonisti di questo romanzo dal momento che un omicidio è stato commesso all'interno della loro comunità. Questo fatto darà non pochi grattacapi al buon Poiana che già ha di che pensare visto che, di lì a qualche mese, il Corpo di cui ha scelto di fare parte cesserà di esistere e verrà accorpato a quello dei Carabinieri. La cosa proprio non va giù ne' a lui ne' ai suoi colleghi ne' probabilmente agli autori che insistono per tutta la narrazione su questo fatto increscioso. Addirittura il protagonista arriverà a mettere in dubbio il suo futuro di pubblico ufficiale. Nel frattempo però la Benemerita latita e tutto il lavoraccio se lo deve fare Poiana, su e giù per i boschi, sempre più abbandonati e incolti e meno male che almeno ci sono gli Elfi a tenere aperti i sentieri! Cammina, cammina, anche questa "storia lunga e complicata" verrà risolta ma la verità forse dovrà bastare solo a Poiana.
Poiana non è un personaggio che amo molto, da questo punto di vista preferivo il maresciallo Santovito. Però, rispetto al volume precedente, questo romanzo mi è piaciuto di più, soprattutto si è risollevato sul finale quando il protagonista si ritrova solo a tu per tu con la natura, con i suoi monti, con la sua terra. Poiana trova consolazione nella natura, nel bosco, nell'acqua fresca dei ruscelli, in questo lo invidio.
La trama è carina ma non indimenticabile, Poiana ha questo suo modo di procedere che un po' fa perdere la pazienza, un passo avanti e due indietro; ma il libro permette di conoscere una realtà molto interessante quindi nel complesso lo consiglio.



QUI gli altri suggerimenti di lettura!

venerdì 1 dicembre 2017

Al bar si muore

Mercoledì sera, ore 17-17:15, vado in paese a piedi perché mi manca il pane. Le persone che incontro si contano sulle dita di una mano. Negozi deserti. Macchine il giusto e comunque solo di passaggio. Mi assale un senso di desolazione:"Questo paese muore o forse è già morto. Come ho potuto pensare di costruire un futuro qui. Non c'è nulla per me; cosa ci potrà essere per le mie figlie?! Se fossimo coraggiosi, se non avessimo investito troppo in questo posto, dovremmo fuggire via da qui."
Via da questo stupido paese con 26 bar e 1 negozio l'alimentari. Via dai suoi troppi vestiti a prezzi assurdi e non un posto di ritrovo per i ragazzi. Via dal cinema aperto 3 giorni a settimana con uno spettacolo alle 21 e poi a letto. Via da queste scuole a metà dove nessuno vuole venire a insegnare. Via dalle sue strade trascurate che puzzano di piscio di cane. Via dalle sue Terme in rovina, una ricchezza che nessuno ha saputo mettere a frutto. Via dalle industrie che chiudono nella cecità di chi ci lavora.
Se fossimo coraggiosi e se fossimo in due a volerlo fare...
Torno indietro. Col solito peso sul cuore. Io non sono fatta per lasciarmi vivere. Ma è quello che faccio. E pesa.

PS: poi, due ore dopo aver scritto il post sopra, vai a un ricevimento a scuola dove ti fanno i complimenti per come hai educato tua figlia e ti dicono che ragazza in gamba e intelligente sia. E allora, forse, non tutto quello che faccio è pura sopravvivenza...